Scrivoeleggo

Scritti e letti per voi da Giuseppe Merico.

Utente: Cenresig
Nome: Giuseppe Merico
WWW.SCRIVOELEGGO.SPLINDER.COM LE RIFLESSIONI DI UNO SCRITTORE BISLACCO.

www.scrivoeleggo.com

I racconti su SCRIVOELEGGO sono tutelati dal Diritto d'Autore pertanto è vietata la riproduzione anche parziale degli stessi a fini divulgativi o commerciali senza espressa autorizzazione dell'autore.

Redattore della rivista d'esplorazione Argo. Libri: Dita amputate con fedi nuziali- Giraldi editore. 2007. Aspettando gli squali- (In corso di pubblicazione) Coniglio editore. Racconti per Argo, Inchiostro, L'accalappiacani, secondo quaderno della scuola elementare di scrittura emiliana a cura di Paolo Nori.

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Fiera del Libro di Torino 2007

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Dita amputate con fedi nuziali


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domenica, 05 luglio 2009

Collage

Collage di Vittorio del Piano, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Bari

postato da: Cenresig alle ore 19:40 | link | commenti | commenti (pop-up)
categorie: libri, amici, collaborazioni
venerdì, 03 luglio 2009

La sera

Somiglia alla tenerezza e alla carezza il calare della sera. Solo, l'uomo chiuso nella stanza scoprì tante cose su di sè e sugli altri e sul mondo. Scoprì anche i segreti del mare. Passò un attimo e l'uomo dimenticò tutto. La carezzevole sera restò.

postato da: Cenresig alle ore 20:11 | link | commenti (4) | commenti (4) (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge
domenica, 28 giugno 2009

Noi non eravamo borghesi- Prologo

Noi non eravamo borghesi quando mi si bruciavano le calze sulla carbonella e nemmeno quando mio padre si appostava dietro la porta la notte perchè non gli rubassero il camion. Non eravamo borghesi perchè mia madre aveva vissuto in una casa fatta di pietre e perchè non avevamo avuto nemmeno un laureato in famiglia e- se solo provavo a guardare indietro, ai miei parenti più lontani non solo scoprivo che non c'erano laureati, ma anche che non c'erano parenti lontani. Non c'erano. Non c'erano mai stati. Capitava che chiedessi a mia madre chi fossero i suoi nonni e allora lei tirava fuori nomi come Elvira o 'lu Ngeccu' e mi parlava di loro come se anche io li conoscessi da una vita. Dava per scontato che anche io, come lei, li avessi visti aggirarsi tra i muri di pietra della sua casa giù per la discesa di Sant'Elia: Elvira con un grosso grembiule di cotone grezzo e 'lu Ngeccu' col cappello di feltro. Noi non eravamo borghesi perchè mio padre una volta accertato che non gli avessero rubato il camion durante la notte, con quel camion poi mi ci accompagnava a scuola, alle elementari, alle scuole bianche che eran vicine a quelle gialle e alle scuole medie che si chiamavano Dante Alighieri e a me quel nome lì, Dante Alighieri mi è sempre piaciuto e immaginavo che in quella scuola ci andassero i ragazzi e le ragazze borghesi che invidiavo perchè i loro genitori non li accompagnavano a scuola con il camion con la targhetta Om che se aprivi la targhetta ci potevi mettere l'acqua per raffreddare non so che cosa. Di fronte alle Dante Alighieri c'erano le scuole medie Don Minzoni e anche lì ci andavano i borghesi, a me però non piaceva quella scuola perchè immaginavo fosse stata costruita dai preti e a me già allora i preti non andavano a genio. Un altro fatto fondamentale che mi faceva capire di essere nato in una famiglia che non si poteva definire borghese era questo: la mattina quando facevo colazione, mia madre veniva fuori dalla cucina con un pentolino di smalto bianco e sbrecciato nel cui interno il latte bolliva sempre troppo e immancabilmente si formava la panna, quella schiuma densa e compatta e giallastra che ti toccava toglierla con un cucchiaino e pareva che un vecchio ci avesse scatarrato dentro. Ma il latte non faceva differenze, non era il latte a dirmi che non eravamo borghesi, il latte era assolutamente democratico, erano i biscotti invece, erano quelli a fare la differenza. A casa di un mio amico la cui pelle profumava di Borotalco, si mangiavano le tortorelle o i galletti del Mulino Bianco, mentre a casa nostra si mangiavano gli Atene, quelli con i tre buchi al centro. Quando chiesi a mia madre perchè anche lei non comprasse i biscotti del Mulino Bianco, lei mi rispose secca che i biscotti erano tutti uguali, ma io già allora sapevo che non era così, che c'erano biscotti e biscotti, famiglie e famiglie. Certo la mia visione delle cose era ed è tutt'ora falsata e distorta e qualcuno potrebbe obiettare che non esistono le classi sociali; ditemi voi allora perchè, anni più tardi quando presi la patente nessuna ragazza borghese voleva salire nella mia Panda nera che nel portabagagli invece di cartellette da ufficio o ventiquattrore vedeva sguaiati sacchi di plastica bianca che avevano contenuto olive e terra, olive e terra rossa di quella dura, di quella che quando la tocchi ti ci sporchi davvero e non è come sporcarsi con un timbro da ufficio o con una bic o con un nastro di una macchina da scrivere. Ve lo assicuro, non è la stessa cosa. Quella terra a me mi ha sempre raccontato da dove venivo e da dove venivano i miei genitori e, anche se ne sapevo poco, da dove fossero venuti i nonni dei miei genitori compresi l'Elvira o lu 'Ngeccu'. Ve la immaginate una Fiat Ritmo blu che si ferma un attimo nel viale delle scuole e dalla quale scende la ragazza più bella, già più bella a tredici anni, di tutta la scuola? Ve la immaginate la scena? Si chiamava Simona e aveva gli occhi verdi e un che di affettato nei movimenti, suo padre era un avvocato- che mi veniva da chiedermi cosa mai avessero fatto i miei genitori mentre il padre della Simona studiava per avvocato, come avevano potuto sprecare tutto quel tempo? E la risposta era inevitabilmente la stessa: la terra- o un avvocato o un notaio, non ricordo più bene e adesso che sono vecchio e ho i capelli bianchi e il parkinson e un cancro alla prostata e non mi rimane più molto da vivere davvero, tutti i ricordi si affastellano alla rinfusa e non so più cosa viene prima o dopo. Perciò vogliate perdonarmi se faccio un po' di confusione e magari confondo una Ritmo con un'Alfa Sud o un avvocato con un notaio o una Ritmo con un notaio o un Alfa Sud con un avvocato. Vogliate scusarmi. Fu la Simona a guardarmi per la prima volta dall'alto verso il basso e successe quella che volta che scese dalla macchina mentre io scendevo dal camion di mio padre. Molte cose me le sogno perchè sono vecchio, ma quello sguardo no, non me lo sono sognato. I suoi occhi dicevano chiaramente, mi dicevano: guardati sei un poveraccio. Da allora non ho potuto più sopportare gli occhi azzurri e da quel giorno costrinsi mio padre a parcheggiare il camion un centinaio di metri lontano dalla scuola per impedire agli altri di vedere da quale inferno di terra provenissi. Mi creavo così l'illusione di avere anch'io una Ritmo o un'Alfa Sud e mi convinsi anche di avere gli occhi azzurri. Ma questo venne dopo. Prima ancora c'è stata la mia nascita.
postato da: Cenresig alle ore 21:23 | link | commenti (3) | commenti (3) (pop-up)
categorie: romanzi
mercoledì, 24 giugno 2009

Racconto alla rovescia 2009

ARGO & NIE WIEM

in collaborazione con:
ARCI Ancona
Ristorante RED BBQ

presentano

racCONTO ALLA ROVESCIA 2009
Concorso per racconti brevi (IV edizione)

Consulta il bando:
http://www.niewiem.org/index.php?option=com_content&task=view&id=158&Itemid=134
Scadenza per l’invio dei racconti: 15 agosto 2009.

La finale si terrà lunedì 7 settembre, ore 21,15, al Lazzabaretto (Mole Vanvitelliana) di Ancona.
Ospite d’onore della serata: Antonio Moresco.
postato da: Cenresig alle ore 07:49 | link | commenti (3) | commenti (3) (pop-up)
categorie: racconti, comunicazione, argo
martedì, 23 giugno 2009

Dal medico

Oggi sono andato dal medico per farmi fare il certificato di malattia, in dieci minuti d'attesa due donne hanno litigato a proposito del ponte sullo stretto e ho letto questo antico proverbio su un calendario: Quando i ragni non rifanno la tela vuol dire che sta per piovere.

postato da: Cenresig alle ore 21:33 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge
lunedì, 22 giugno 2009

Riguardo a

Riguardo a quella cosa che è la scrittura, la vedo un po' così: noi che scriviamo non ci basta vivere una volta, torniamo con i tasti a rivivere esperienze e a farle nuovamente nostre che una volta sola non ci basta, che come le scriviamo noi ci suonano meglio e a volte le regaliamo anche ad altri, ai nostri personaggi.

postato da: Cenresig alle ore 12:18 | link | commenti (8) | commenti (8) (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge
mercoledì, 17 giugno 2009

Intervallo

postato da: Cenresig alle ore 20:57 | link | commenti | commenti (pop-up)
categorie: musica, video, intervallo
domenica, 14 giugno 2009

Più avanti

Mi baciò con forza, poi scoppiò in un pianto singhiozzante e anche lei, come me, prese a tremare e anche l'albero cominciò a tremare e le piccole foglie lanceolate caddero al suolo e anche le olive caddero al suolo, poi tutto si fermò, si alzò un gran vento che spirava dal mare e io e Ilaria, insieme, vedemmo il sangue. In quel preciso istante ci fu realmente chiaro quello che sarebbe accaduto più avanti.

postato da: Cenresig alle ore 08:07 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: romanzi
mercoledì, 10 giugno 2009

Un buon cavallo

Si sono spiaccicati al suolo,

credevano ce l'avrebbero fatta e invece assorbiti si sono assorbiti

 dopo sono usciti dai loro mari con le loro maschere subacquee.

 Hanno preso le visioni e le hanno usate a loro piacimento a mò di televisori.

Uomini che han  sbagliato tutto nella vita

e senza nemmeno un buon cavallo da sellare.

postato da: Cenresig alle ore 00:25 | link | commenti (6) | commenti (6) (pop-up)
categorie: riflessioni, schegge
giovedì, 04 giugno 2009

"Noi non eravamo borghesi" - estratto

Ero un bel bambino dal carattere introverso e a volte a guardarmi sembrava di scorgere come un nido vuoto tra gli alberi, ci doveva pur essere stata una madre merlo in quel nido, una madre accogliente come una madre sa essere, ma adesso non c'era più e magari quella madre non era stata nemmeno una buona madre merlo tant'è che a volte si dimenticava di portare da mangiare ai suoi piccoli e questi, capitava trascorressero tutta la notte a reclamare il cibo emettendo gridi disperati da merli disperati fino a quando non morivano e solo allora la madre merlo ritornava e se ne stava soddisfatta nel suo nido, ma solo per un po', perchè dopo apriva le ali nere e spiccava il volo lasciando il nido vuoto tra gli alberi. E a me a guardarmi bene era così: ci doveva pur essere stata gioia nel mio volto e a volte ritornava, ma spesso non era così, spesso pareva che qualcosa mi tediasse da dentro e se prima quando ero molto piccolo questo qualcosa veniva fuori col pianto, in seguito quando iniziai a parlare venne fuori con certe parole strane.
Mia zia Gina mi ha sempre parlato, anche quando non capivo cosa diceva, anche allora, tra una sigaretta e l'altra mi guardava con una faccia dura e mi diceva: “Ehi tu, piccolino, sì dico a te, ascoltami bene, la zia si è innamorata di uno,” e io la guardavo e l'ascoltavo magari standomene seduto sugli scalini di fronte casa. “E sai chi è questo qui per cui ho perso la testa?” Continuava la zia. “Sai chi è?” Allora se ne stava in silenzio e aspettava la mia risposta. Dovete sapere che a quei tempi conoscevo un numero limitato di parole degne di essere chiamate tali, conoscevo “mamma”, “pappa”, “nonno” e un'altra decina di parole comprensibili, il resto me lo inventavo di sana pianta e da dove venissero fuori parole come “gianaca” o “malopa” o “samilla” o “barini”, era ed è tutt'ora un mistero.
“Sai chi è sto tipo? Eh, piccolino? Sai chi è il tipo per il quale non dormo più?”
“Magnari”, rispondevo io.
La zia mi guardava sconcertata pensando che no, il tipo per il quale aveva perso la testa non si chiamava magnari, ma la parola era bella e allora scoppiava a ridere e mi abbracciava e mi faceva girare in alto e ad alta voce, diceva: “Bruno, si chiama Bruno!” E quando mi metteva giù che non riuscivo nemmeno a star dritto per il forte girare, aspettavo una decina di secondi e poi ne tiravo fuori un'altra delle mie: “Baginissi”.
postato da: Cenresig alle ore 08:36 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)
categorie: romanzi