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Collage di Vittorio del Piano, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Bari
Somiglia alla tenerezza e alla carezza il calare della sera. Solo, l'uomo chiuso nella stanza scoprì tante cose su di sè e sugli altri e sul mondo. Scoprì anche i segreti del mare. Passò un attimo e l'uomo dimenticò tutto. La carezzevole sera restò.

Oggi sono andato dal medico per farmi fare il certificato di malattia, in dieci minuti d'attesa due donne hanno litigato a proposito del ponte sullo stretto e ho letto questo antico proverbio su un calendario: Quando i ragni non rifanno la tela vuol dire che sta per piovere.
Riguardo a quella cosa che è la scrittura, la vedo un po' così: noi che scriviamo non ci basta vivere una volta, torniamo con i tasti a rivivere esperienze e a farle nuovamente nostre che una volta sola non ci basta, che come le scriviamo noi ci suonano meglio e a volte le regaliamo anche ad altri, ai nostri personaggi.
Mi baciò con forza, poi scoppiò in un pianto singhiozzante e anche lei, come me, prese a tremare e anche l'albero cominciò a tremare e le piccole foglie lanceolate caddero al suolo e anche le olive caddero al suolo, poi tutto si fermò, si alzò un gran vento che spirava dal mare e io e Ilaria, insieme, vedemmo il sangue. In quel preciso istante ci fu realmente chiaro quello che sarebbe accaduto più avanti.
Si sono spiaccicati al suolo,
credevano ce l'avrebbero fatta e invece assorbiti si sono assorbiti
dopo sono usciti dai loro mari con le loro maschere subacquee.
Hanno preso le visioni e le hanno usate a loro piacimento a mò di televisori.
Uomini che han sbagliato tutto nella vita
e senza nemmeno un buon cavallo da sellare.
Ero un bel bambino dal carattere introverso e a volte a guardarmi sembrava di scorgere come un nido vuoto tra gli alberi, ci doveva pur essere stata una madre merlo in quel nido, una madre accogliente come una madre sa essere, ma adesso non c'era più e magari quella madre non era stata nemmeno una buona madre merlo tant'è che a volte si dimenticava di portare da mangiare ai suoi piccoli e questi, capitava trascorressero tutta la notte a reclamare il cibo emettendo gridi disperati da merli disperati fino a quando non morivano e solo allora la madre merlo ritornava e se ne stava soddisfatta nel suo nido, ma solo per un po', perchè dopo apriva le ali nere e spiccava il volo lasciando il nido vuoto tra gli alberi. E a me a guardarmi bene era così: ci doveva pur essere stata gioia nel mio volto e a volte ritornava, ma spesso non era così, spesso pareva che qualcosa mi tediasse da dentro e se prima quando ero molto piccolo questo qualcosa veniva fuori col pianto, in seguito quando iniziai a parlare venne fuori con certe parole strane.